Ho parlato altre volte di terra rossa, affrontando alcune tematiche basilari in merito, tra queste che cos’è effettivamente la terra rossa e chi la produce. A questo punto, per aggiungere un ulteriore tassello a questo mondo poco conosciuto anche agli addetti ai lavori, mi sono preso il lusso di andare a visitare la Cremonini s.r.l., che sicuramente non vi suonerà nuovo come brand. Cremonini infatti rappresenta il più grande produttore di terra rossa in Italia e parlare direttamente con loro mi ha permesso di capire ancora meglio la regola base del produrre la terra rossa, perché : non esiste un “disciplinare” su come la si deve realizzare, non esiste un macchinario che una volta comprato ti mette alla “pari” con i competitor del settore. Devi imparare dai tuoi sbagli e giorno dopo giorno assestare il tiro fino a quando la “ricetta” non risulta perfetta, ma ci vogliono anni.

 

Un cenno di storia

Cremonini nasce nel 1973 a Imola. Riconvertire la vecchia fornace di famiglia che produceva calce è stato il punto di partenza dell’Azienda. Aggredire un mercato in ascesa, quello del tennis su terra rossa, con un prodotto fatto come si deve era il loro obiettivo. Il tempo ha dato loro ragione, sono passati quasi 50 anni e sono ancora lì sul pezzo con la seconda generazione: Cristina e Filippo.

scorcio dell’Azienda, piazzale di stoccaggio

La materia prima: laterizio

Per fare la terra rossa intesa come sottomanto servono laterizi ed argilla cruda, mentre per il manto “basta” tritare con una certa granulometria il solo laterizio. Va da se che fare manto di qualità risulta “facile” un po’ per tutte le Aziende produttrici. La differenza di prodotto la si vede invece con il sottomanto, che agli effetti pratici, rappresenta la totalità del campo in terra rossa. Chiarisco ancora una volta che per laterizio si intende argilla cotta in fornaci ed avente la forma di un mattone piuttosto che di un coppo o un forato. Nel caso di Cremonini questi laterizi vengono selezionati sia in base alla composizione, colore e totale assenza di impurità. E’ infatti la ricerca condotta negli anni che li ha portati ad acquistare tali materie prime in zone geografiche ben precise con delle peculiarità quindi uniche nel loro genere. La mia non è una sviolinata, ho visto con i miei occhi quegli accumuli di materiale, apparentemente uguali ma in realtà differenti tra loro e destinati ad essere utilizzati in proporzioni ben precise, frantumati anche con granulometrie precise ed alla fine del processo amalgamati tra di loro con l’aggiunta dell’argilla cruda.

materie prime per il sottomanto

La materia prima: argilla

Si fa presto a dire argilla. Ce ne sono di molti tipi: bianche, rosse, grigie, violacee, ecc ecc. Bisogna quindi trovare quella giusta ed anche qua la loro ricerca ha dato frutti eccezionali. L’argilla che impiegano, sulla cui provenienza c’è la giusta riservatezza, non ti dicono da dove arriva ma il risultato te lo trovi sul campo: compattezza ed elasticità. Un campo che quindi dura e performa nel tempo, cosa da non dare per scontato. Le fregature sono dietro l’angolo signori miei.

argilla cruda

La domanda imbarazzante: Cremonini la miglior terra in circolazione?

Mi sono confrontato con molti Circoli su quale Azienda produttrice secondo loro fosse la “top” e la risposta che mi hanno dato è sempre stata la stessa: “La terra che uso io è la migliore, gli altri possono dire quello che vogliono”. Concordo solo sulla prima parte della risposta. La terra rossa per un Circolo è come la squadra del cuore: non si cambia. Se uno si trova bene con un prodotto continui pure a farlo.  La filosofia Aziendale di Cremonini mette una pietra tombale sul questo argomento, dal loro punto di vista, e sta in una frase semplice: “il passaparola è il nostro biglietto da visita, non serve altro, nessun magheggio”. Io aggiungo che, come in tutti i mercati sani, è il mercato stesso che si autoregolamenta. Se su 3000 Circoli in Italia ne forniscono quasi la metà ci sarà pure un perché.

prodotto finale

La mia valutazione da addetto ai lavori

Non sono cliente Cremonini, e quindi la mia valutazione è ancora più libera. Vedere dove la terra viene prodotta, la cura con la quale questa viene stoccata, respirare la storia di quel posto è veramente coinvolgente. La famiglia Cremonini ha dimostrato schiettezza ed estrema competenza a fronte di tutte le mie domande, anche quelle scomode e non è da tutti. Una visita allo stabilimento se fossi in voi andrei a farla, vi accorgereste che dietro un prodotto c’è sudore e fatica, non si vive di rendita e Cremonini lo sa bene. Bravi ragazzi, un bell’esempio dell’Italia che lavora.

Massimiliano Saggia