Succede sempre più spesso di vedere campi in terra rossa “disintegrati” a seguito di “bombe d’acqua” estive o temporali, comunque di una intensità disarmante. Il primo suggerimento che vi posso dare è di contare fino a dieci e nel modo più sereno possibile cercare di capire cosa si può fare per recuperarlo, quindi: “NON AVERE FRETTA DI SISTEMARE LE COSE, MA RAGIONA”.

Ispezione

Va fatta dopo qualche ora dal termine del maltempo, ti ricordo che siamo in un contesto prettamente estivo. Entrando sul terreno di gioco, sincerati sia dello stato di compattazione/durezza del campo, sia della sua condizione di “usura” indotta dall’acqua che è caduta, casomai associata ad un forte vento. A seguito dell’ispezione ti renderai conto di dove il campo necessita manutenzione, casomai perché una riga si è sollevata oppure perché il terreno attorno ad essa è stato eroso dalla pioggia. A vista riscontrerai se ha perso molto manto, in questo caso la superficie si presenterà lucida e liscia, e quindi va ributtato. In parole povere il maltempo metterà a “nudo” il terreno di gioco dandoci anche la possibilità di riscoprire buche ed avvallamenti che pensavamo di non avere.

I limiti del campo evidenziati dal maltempo

Come procedere

  • Pulire le righe, eventualmente ricoperte di terra, passandoci sopra con la suola della scarpa, che è da preferire rispetto ad esempio ad una spatola, certamente più pratica, ma che potrebbe togliere terra dove non conta, dandoti altro lavoro supplementare.

Il riordino passa per prima dalla pulizia delle righe

  • Passare il tappeto/straccio su tutto il campo più volte, per TUTTO il campo intendo dire arrivare alla cordonata. E’ fondamentale infatti recuperare anche questa parte di “contorno”, che a conti fatti è quella che solitamente al calpestio risulta più morbida e quindi soggetta ad affossamenti in caso di gioco.
  • Utilizzare il rullo, sempre se il campo ne permette l’entrata, per ricompattare il sottomanto e”richiamare” in superficie l’acqua assorbita durante il temporale. Senza rullo tale acqua, sotto forma di umidità, tende a risalire molto lentamente ritardando il riavvio delle attività sportive.

Re rullo sempre in prima linea

  • Procedere con eventuali ripristini di buche per mezzo della tecnica della “maltina”, andate a vedere qua cosa intendo:“Terra rossa, TUTORIAL, come SISTEMARE UNA BUCA”. In caso di malanni sulle righe dovute all’erosione del sottomanto consiglio di metterci le mani solo se inevitabile, perché si tratta di un intervento spesso invasivo che non da certezza di risultato soddisfacente dato che il nuovo sottomanto dalla parte della riga non ha punti di aggrappaggio e tende a perdere di consistenza e quindi a disgregarsi.
  • Aggiungere nuovo manto per recuperare l’omogeneità estetica del campo. Questo permetterà al campo di asciugare prima e al giocatore di “scivolare” senza rovinarlo essendo ancora poco performante.

E se il campo è “cementificato” cosa si potrebbe fare?

E’ cosa molto comune “arrivare” al mese di agosto con un bel campo “cementificato”, con i giocatori che quando scivolano hanno le scarpe che “fischiano”. Questo tipo di superficie a seguito di un nubifragio spesso e volentieri non fanno una grinza. Il terreno è così duro e repellente all’ acqua che ci si potrebbe giocare subito sopra. Il punto è che non siamo più di fronte ad un campo in terra rossa ma un suo surrogato. Il maltempo, se ne avessimo il coraggio e la voglia, sarebbe la scusa giusta per fermare le attività e iniziare un intervento di recupero per renderlo un “vero” campo in terra. Come? Utilizzando una Arcut 2.0 oppure una Venus terra rossa. La “crosta” presente in superficie in questo momento è “indebolita” rispetto al suo standard e le macchine precedentemente citate con relativa facilità riuscirebbero a lavorare ottenendo così un campo “rigenerato”. Ovvio, non è un lavoro di 2 ore ma sicuramente fattibile in un giorno con un rapporto costo/beneficio palesemente sbilanciato sul secondo. Pensaci.

 Perché il campo si è “cementificato”?

  • Più fa caldo e più il sottomanto tende ad irrigidirsi se non bagnato a sufficienza.
  • Più bagno e più le particelle fine di manto penetrano nel sottomanto limitando con il passare del tempo la capacità penetrativa dell’acqua.
  • Se un campo “esce” da una stagione indoor in un pressostatico si porta dietro le situazioni precedentemente descritte e se non soggetto a manutenzione, tale fenomeno si presenta in netto anticipo rispetto ad un campo rifatto.

La “crosta”

E’ la causa della “cementificazione”. E’ quella barriera che non permette all’ acqua di penetrare. “Visionandola” sul campo dopo il maltempo, si riesce a darle una “dimensione” reale. Ho sempre pensato che un campo “cementificato” fosse costituito da uno strato di sottomanto “compromesso” con spessore di qualche centimetro. Nella realtà invece, questo spessore è limitato a pochi millimetri che però isolano la parte sottostante e la portano nel tempo ad assumerne le caratteristiche di cui sopra. Riassumendo: solo la pioggia ci può dare una portata d’acqua tale da “minare” lo stato della “crosta”, allora potremo intaccarla e sbriciolarla. Di conseguenza il terreno di gioco tornerà ad essere ricettivo all’acqua e potremo recuperarne parte dell’elasticità.

La crosta

Meglio evitare di lavorarla a “secco”, non darebbe risultati soddisfacenti