Che consiglio mi potresti dare per ridurre il compattamento della terra rossa nei campi da tennis ? Un “ingrediente” da inserire, una lavorazione preventiva e manutentiva durante l’utilizzo quotidiano, cosa?

In questo post vado a rispondere ad una domanda che mi è giunta via mail. Prima di dare dei consigli ti ricordo che sono e rimango un “dilettante professionista” del settore e che una “campana” diversa va sempre ascoltata se hai dei dubbi su quello che leggi o vedi nei miei video. Per l’occasione ho “speso” qualche minuto anche per cimentarmi sulla registrazione di un video, che trovi qui sotto,  in tema con la domanda. Io mi sono divertito, sicuramente anche voi vi divertirete guardandolo…, è meglio che disattiviate la funzione commenti su YouTube 🙂

Partiamo con il concetto di “compattamento” del fondo

Il campo da tennis è composto da vari strati di materiali di diversa natura (sassi, ghiaia, ghiaino, sottomanto, manto finale) che messi assieme danno come risultato una superficie congeniale al gioco. Lo strato che riguarda il sottomanto ha uno spessore indicativo di cinque centimetri ed incide direttamente sulla permeabilità del terreno. E’ realizzato tritando mattoni di laterizi con aggiunta di argille in funzione della composizione dello stesso. Per rimanere compatto deve essere bagnato e successivamente compresso per mezzo di un rullo. Come risultato ottengo un fondo che ha nelle sue caratteristiche naturali una certa porosità che permette all’acqua di penetrare. Questa porosità garantisce elasticità e confort di gioco eccezionale.

“Porosità” presenti naturalmente nel sottomanto

Con il passare del tempo purtroppo questi “pori/alveoli” tendono ad ostruirsi, principalmente per tre motivi:

  • Per colpa delle “polveri” del manto finale che sono molto sottili e tendono a “scendere” nel sottomanto;
  • Per colpa della compressione da calpestio dovuta al gioco;
  • Per colpa del caldo, associato alla carenza di acqua da innaffio.

La formazione della “crosta” a questo punto è inevitabile. La superficie è così dura che se provi a scivolarci sopra le scarpe “fischiano” e se provi a bagnare il campo con la canna dell’acqua, noterai che la goccia d’acqua “rimbalza” prima di fermarsi al suolo, perchè quest’ultimo è diventato addirittura impermeabile.

Come fare ad eliminare la “crosta”?

Senza l’ausilio di una Ditta specializzata io ti consiglio di “tagliare” il campo per mezzo di un rastrello, lavoro lungo e “doloroso”, ma fattibile. Oppure noleggi una Venus Terrarossa della Ditta Paoloni Onelio & Figlio e nel giro di qualche ora il gioco è fatto a fatica zero.

La Venus Terrarossa, attrezzo fondamentale per la rottura della “crosta”

Particolare del “corpo lame” della Venus Terrarossa

Sul sito della Venus ci puoi ritrovare i costi di noleggio, nel caso ti piaccia il prodotto e tu lo voglia acquistare, loro addirittura ti scalano la spesa del noleggio dal costo della macchina. Hai la possibilità quindi di sperimentare e valutarne l’acquisto in modo molto “easy”. Cosa molto importante da non dimenticare è quella di NON LAVORARE A SUPERFICIE ASCIUTTA, rastrello o macchina hanno comunque un potere penetrante incisivo solo se di base ho ammorbidito il campo con tanta acqua. Una volta fatta questa operazione passi ad aggiungere nuovo sottomanto quanto basta, livelli il tutto, lo bagni, lo rulli ed il gioco è fatto. Faccio notare che ho semplificato di molto i passaggi dalla fase di “rottura della crosta” a quella del “campo finito pronto al gioco”, ma ne riparleremo meglio un’altra volta.

Qualche “ingrediente” da aggiungere alla terra rossa?

Fondamentalmente nulla da aggiungere. La terra di qualità si acquista con facilità e ti rimando ad un precedente mio post: “la terra rossa, questa sconosciuta…” , leggendolo puoi farti un’idea di chi sono alcuni fra i migliori Produttori in Italia e con quali materie prime realizzano i loro prodotti.

Quale potrebbe essere una lavorazione preventiva/manutentiva per evitare la “crosta”?

Il campo va bagnato a “pioggia”

Tanta acqua, soprattutto di sera quando il sole è calato. Dovresti bagnare fino a quando sul campo appare una sorta di “velo” umido che indica che la superficie è satura, si chiama principio di affioramento superficiale. L’acqua nella notte verrà parzialmente incamerata dagli strati sottostanti il sottomanto e durante la giornata successiva tenderà ad evaporare risalendo e mantenendo elastico il campo. Al mattino altro importante momento per innaffiare il campo, ma molto meno rispetto la sera, perchè a breve ci si gioca sopra. Sicuramente è necessario bagnare sempre al cambio dell’ora gioco, dopo che è stato passato il “tappeto”/stuoia livellatrice.

Non serve a nulla bagnare abbondantemente nelle ore più calde della giornata. L’acqua evaporerà ancora prima di dare benefici al campo.

Il mese di agosto ovviamente è quello più complicato da gestire sotto questo profilo ma, anche per mezzo di impianti di irrigazione automatici, possiamo mantenere uno standard di elasticità più che valido sul nostro campo. “Leggere” la situazione climatica in cui ci si trova è alla base delle valutazioni/decisioni che il manutentore del campo deve prendere e mettere in pratica. Ad aprile e a ottobre i volumi di acqua utilizzata quindi non possono essere quelli di giugno o luglio, fermo restando che lo scopo rimane quello di evitare che il campo cementifichi.

Spero di essere stato esaustivo e utile.

Un saluto da Max Saggia!!!