Per “whether reset” intendo un certo tipo di pioggia che dà al campo un vero e proprio beneficio. Immagina il campo da tennis in terra rossa come se fosse un “foglio bianco” e la pioggia come una “gomma” che in modo semplice mi “cancella” dalla superficie di gioco le tante piccole imperfezioni che si sono accumulate giorno dopo giorno a seguito del suo utilizzo. Parliamoci chiaro: non sto parlando di miracoli ma comunque di un risultato che solo madre natura ci può dare. Nessun manutentore, neppure il migliore dei migliori può replicare ciò che la natura fa con estrema semplicità.

Ancora una volta la natura ci da una mano con la pioggia

Di che tipo di pioggia sto parlando?

Escludo da subito le piogge di inizio primavera e autunnali che andrebbero a cadere su campi non ancora “maturi” nel caso delle prime e su campi a “fine corsa” nel caso delle seconde. Mi focalizzo invece nel periodo che va da metà maggio a metà settembre, il cuore della stagione tennistica outdoor. Le precipitazioni che danno origine al “whether reset” hanno le seguenti caratteristiche:

  • Non per forza abbondanti ma che durino almeno qualche ora

Il campo, per beneficiare dell’acqua che cade dall’alto, deve avere il tempo di assorbirla in base ai suoi “limiti” che dipendono da quanto sia ricettivo il sottomanto in base alla propria microporosità e in base all’elasticità dell’argilla cruda che si trova al suo interno, che però rispecchia perfettamente lo “stato” del campo stesso in quel momento esatto della stagione. Tanto per intenderci un campo “duro”, “rigido” agostano, è meno ricettivo rispetto ad un campo di inizio estate. Tanta pioggia in poco tempo non rappresenta un “whether reset” in quanto l’acqua scivola via senza penetrare e defluisce dagli scarichi senza benefico tangibile.

  • Con vento limitato, anzi preferibilmente assente

Il vento se c’è crea sempre problemi al campo, sia con la pioggia, sia senza. La sua presenza va a “minare” l’omogeneità di caduta dell’acqua sulla superficie di gioco perché, associate a folate d’aria, mi creano imperfezioni superficiali che a volte sono molto evidenti e quindi addio benefici. Anche la presenza di una siepe perimetrale può essere causa mi una mancata omogeneità di caduta della pioggia, perchè questa fa da potenziale barriera. Ti ritroveresti, come spesso accade, con un lato del campo addirittura asciutto contro una restante superficie di gioco perfettamente bagnata.

  • Non importa se diurna o notturna

l’importante è che vengano “rispettate” le due regoline precedenti. Certo è che la notte aiuta l’acqua ad evaporare in modo più lento dando tempo al sottomanto di assorbire e recuperare un’elasticità ottimale.

Che campo mi dovrei ritrovare dopo questo “reset”?

Prima di tutto potrai notare da subito che sono meno evidenti le imperfezioni che prima ti sembravano impossibile da sistemare e lo sai bene che anche l’occhio vuole la sua parete. Seconda cosa, la superfice di gioco avrà recuperato un pò di colore, alzi la mano chi non ha un campo “sbiancato” ad agosto, che non guasta mai e potrai aggiungere eventualmente del manto senza che questo scivoli via su un campo che fino al giorno prima era una “tavola di cemento”. Terzo, il campo sarà più “morbido” e ti sarai guadagnato forse qualche giorno di relax dall’ innaffio. Quarto, ma non per importanza, potrai fare tranquillamente una passata con il rullo senza correre il rischio di rovinare il campo “stabilizzando” eventualmente le zone più critiche che ti porti dietro dal momento in cui lo hai fatto rifare dalla Ditta, sempre se non lo rifai da solo.

La sommatoria di tutti questi benefici sono una manna dal cielo!!!

Vai di rullo e passa la paura…

Cosa non fare 

Aspettare che il campo asciughi senza prima averci messo “le mani” risolvendo in parte i problemi che ti assillavano. Ti suggerisco di entrarci appena è possibile. Passa con la rete/tappeto e sincerati dello stato in cui si trova. Camminandoci dentro ti accorgerai di quanto sia migliorato nella sua complessità e non solo. Adesso hai una base di sottomanto estremamente ricettiva nel caso tu voglia sistemare delle buchette che prima erano molto evidenti e che ora lo sono meno ma comunque ti danno “fastidio”. Sempre grazie al sottomanto più elastico ti puoi pure permettere di “abbassare” le righe nel caso ne avessi la necessità.

Già che ci siamo sietemiamo due “crateri”

Partire con il piede giusto

Per beneficiare appieno dei benefici del “whether reset” devi avere in partenza almeno un campo con una buona pulizia di base sia del cordolo, per far defluire l’acqua attraverso i vari punti di scarico, sia mantenere tali punti di scolo, liberi da qualsiasi cosa ne minino l’ottimale resa.

L’acqua che ristagna non da nessun beneficio

In foto è evidente il ristagno dell’acqua tra la riga del doppio e la cordonata, mannaggia a me